Senape: dal cosmo al deserto, passando per Vercelli

Senape: dal cosmo al deserto, passando per Vercelli

Se penso ad Andrea Mantegna mi viene sempre in mente il color senape.

L’immagine a cui mi riferisco è quella usata per rappresentare la finitura Senape sul catalogo, che ritrae la Camera degli Sposi del Castello di San Giorgio, a Mantova, dipinta proprio dal Mantegna. Non si tratta della classica inquadratura della Camera degli Sposi che si trova in tutte le monografie, la famosa scena della Corte.

La nostra immagine incornicia invece il lato opposto della stanza, dove si trova la porta d'ingresso. Un dettaglio meno conosciuto, ma per anche questo più vicino all'idea di scoperta che volevamo trasmettere e alla convinzione che la terra cruda possa attribuire allo spazio un proprio carattere estetico, senza richiedere facili soluzioni d'effetto.

Camera degli sposi (camera picta) nel Palazzo Ducale di Mantova, affresco di Mantegna, foto di A. Quattrone
Camera degli sposi (camera picta) nel Palazzo Ducale di Mantova, affresco di Mantegna, foto di A. Quattrone

Un approccio opposto a quello delle finiture in stile – per esempio medioevale o rinascimentale – , che rincorrono un effetto imitativo. Io credo infatti che si debba invece consentire a ogni progettista di realizzare qualcosa che ancora non esiste e che questo qualcosa non finisca per risultare una scimmiottatura di un passato irriproducibile.

Ciò che distingue le finiture non imitative da quelle che lo sono, fondamentalmente si riassume in due elementi. Da un lato, il sapere artigiano nell’applicazione: un fattore ben presente dal Rinascimento e fino a tutto il XIX secolo, che trova soddisfazione nel puro gesto creativo e nel gusto di realizzarsi attraverso il gesto stesso. Il fatto poi che ciò si compia nella labor, il duro lavoro che si compie quotidianamente, rende l'artigiano più simile a un designer che a un artista.

Un altro elemento che distanzia la finitura da un uso imitativo è l'uso di materie prime non tanto dissimili da quelle utilizzate fin dalle origini.

Negozio Fabio Gatto a Treviso, con lavorazioni di Isabella Breda, realizzato con TerraVista Wabi Senape con effetto craquelè, foto di Bruno Pulici
Negozio Fabio Gatto a Treviso, con lavorazioni di Isabella Breda, realizzato con TerraVista Wabi Senape con effetto craquelè, foto di Bruno Pulici

L'argilla utilizzata per Senape viene dalla zona di Lozzolo, in alto Piemonte, vicino a Vercelli. Un'area geografica a configurazione collinare e montuosa, priva di cave in acqua, come tipico nella Pianura Padana, e per questo particolarmente ricca di fronti di estrazione dove possono essere rintracciate terre dalle innumerevoli sfumature cromatiche.

Una delle cave di argilla usate da Matteo Brioni per estrarre la sua terra cruda
Una delle cave di argilla usate da Matteo Brioni per estrarre la sua terra cruda

Dalla stessa zona provengono anche altre tre argille della nostra collezione, tra cui Cammello, originaria della stessa cava. Il fatto di poter rintracciare nella medesima zona estrattiva anche tre o quattro colori completamente diversi rende molto più facile gestire l'intero processo di approvvigionamento e smistamento. Una situazione analoga ci si è presentata finora soltanto in Sardegna.

Argille di diversi colori dalle cave di Lozzolo, vicino a Vercelli, foto di Matteo Brioni
Argille di diversi colori dalle cave di Lozzolo, vicino a Vercelli, foto di Matteo Brioni

Non è detto che la terra impiegata per affrescare la Camera degli Sposi venisse dal vercellese, come quella di Senape: più facilmente, dal senese o dalle zone limitrofe. Mi piace però immaginare che Mantegna abbia mescolato al grassello di calce, alla colla di coniglio e all’albume d’uovo, un'argilla color ocra del tutto simile a quella che utilizziamo oggi, macinandola finemente per ottenere il pigmento e poi mescolandola fino a trasformarla in colore e impasto. Questa è proprio una delle cose che mi affascinano di più: per quanto siano passati secoli, e pur applicando anche soluzioni e tecnologie odierne, non stiamo riproducendo il colore mediante un processo produttivo industriale.

Certo, il nostro processo è diverso da quello originario, ma lo rispettiamo nella sua essenza, al punto da trasformarlo in un vero archetipo cromatico.

Stratigrafia Senape dei prodotti Matteo Brioni, design Studio Irvine, foto di Marco Cappelletti
Stratigrafia Senape dei prodotti Matteo Brioni, design Studio Irvine, foto di Marco Cappelletti

Ovviamente, non usiamo tutte le stesse sostanze: la colla di coniglio per esempio non si usa, oggi, perché l’industria ha ideato cellulose di origine vegetale (colloidi dalla funzione simile, ma più stabili); l'essenza però è la stessa. L’argilla di Senape, come di tutte le finiture per interni che produciamo, è praticamente la stessa di cui si servivano cinquecento anni fa per dipingere affreschi, mille anni fa per fare intonaci e tremila anni fa per colorarsi il volto in occasioni rituali.

La terra, insieme al legno, è la matrice del design. Un materiale all’origine di tante cose e infinite tipologie di attività dell’uomo. Un'idea, questa, affascinante, e che mi incanta ogni volta che mi ci soffermo.

Moodboard  realizzata con intonaco artistico in argilla TerraEvoca 2 Livelli Sale Grigio Grigio e Senape
Moodboard realizzata con intonaco artistico in argilla TerraEvoca 2 Livelli Sale Grigio Grigio e Senape

Nell'applicare la terra cruda agli ambienti abitati, trasferiamo all'architettura un'azione di cosmesi: pratica millenaria che, come esplicito nella radice del termine, non riguarda solo l'imbellimento superficiale, ma ha a che vedere con il dialogo tra il corpo e l'ordine del cosmo.

Stand Lavazza al Salone del Gusto di Milano realizzato da Matteo Brioni con intonaco di finitura a grana grossa MultiTerra Strutturato nei colori Melograno e Senape, foto di Matteo Nobili
Stand Lavazza al Salone del Gusto di Milano realizzato da Matteo Brioni con intonaco di finitura a grana grossa MultiTerra Strutturato nei colori Melograno e Senape, foto di Matteo Nobili

Senape è stata protagonista di uno dei primi progetti in cui abbiamo applicato il prodotto con una modalità artistica, abbandonando un approccio più tecnologico, proprio alla bio-edilizia. Si trattava dello stand Lavazza al Lingotto di Torino: uno dei primi interventi in cui abbiamo applicato questa variante cromatica.

Stand Lavazza al Salone del Gusto di Milano realizzato da Matteo Brioni con intonaco di finitura a grana grossa MultiTerra Strutturato nei colori Caffè e Senape, foto di Matteo Nobili
Stand Lavazza al Salone del Gusto di Milano realizzato da Matteo Brioni con intonaco di finitura a grana grossa MultiTerra Strutturato nei colori Caffè e Senape, foto di Matteo Nobili

L'allestimento era stato ideato per presentare il caffè ¡Tierra!, e il progetto comunicativo si basava su grandi stampe fotografiche su scatti di Steve McCurry, che riprendevano i dettagli di incredibili terreni screpolati, in Africa.

Per la prima volta realizzavamo applicazioni artistiche sul muro: la carica espressiva si affidava al giallo e all’ocra di Senape (per l'occasione, arricchita nell'impasto da chicchi di caffè), che richiamavano le tonalità delle terre desertiche e, insieme, della schiuma del caffè, abbinati alle sfumature marroni della finitura Cacao.

Stand Lavazza al Salone del Gusto di Milano realizzato da Matteo Brioni con intonaco di finitura a grana grossa MultiTerra Strutturato nei colori Cacao, Caffè, Melograno e Senape, foto di Matteo Nobili
Stand Lavazza al Salone del Gusto di Milano realizzato da Matteo Brioni con intonaco di finitura a grana grossa MultiTerra Strutturato nei colori Cacao, Caffè, Melograno e Senape, foto di Matteo Nobili
Stand Lavazza al Salone del Gusto di Milano realizzato da Matteo Brioni con intonaco di finitura a grana grossa MultiTerra Strutturato nei colori Melograno e Senape, foto di Matteo Nobili
Stand Lavazza al Salone del Gusto di Milano realizzato da Matteo Brioni con intonaco di finitura a grana grossa MultiTerra Strutturato nei colori Melograno e Senape, foto di Matteo Nobili

Il contrasto tra l'architettura temporanea e l'uso di materiali e colori “stabili” ed “eterni” era veramente forte, e l’agenzia di Milano incaricata del progetto aveva ottenuto la commessa anche grazie alla scelta di quella finitura. L'armonia e l'ordine cromatico complessivo erano veramente sorprendenti, soprattutto se si pensa che le argille provenivano dal Piemonte e dalla Calabria, ed erano state utilizzate per rappresentare l'Africa e il suo caffè.

Ma, come sapevano bene Mantegna e i suoi Sposi, la magia cosmetica sta nel rintracciare l'essenza delle cose, in qualsiasi campo la si cerchi, senza limitarsi a inseguirne l'ombra.

Stand Lavazza al Salone del Gusto di Milano realizzato da Matteo Brioni con intonaco di finitura a grana grossa MultiTerra Strutturato nei colori Melograno e Senape, foto di Matteo Nobili
Stand Lavazza al Salone del Gusto di Milano realizzato da Matteo Brioni con intonaco di finitura a grana grossa MultiTerra Strutturato nei colori Melograno e Senape, foto di Matteo Nobili

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